foto Yari J. Montemagno
Flos ( Rosso Sangro) - Tiziana Cera Rosco
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                                                              FLOS

                                     (ROSSO SANGRO)

                                        Lago di Barrea (Aq) Abruzzo 2017

 

Ho deciso di fare questa performance a gennaio, nei giorni della merla, quelli più freddi. eravamo a meno 11.

l’ abruzzo era insanguinato da un dolore inarrestabile. il terremoto non faceva che spingere e spingere e spingere, le valanghe seppellivano gente viva e chi li aiutava moriva.

sono stati giorni pieni di nero resi muti da una neve che immobilizzava e non smetteva di cadere.

il corpo del mio abruzzo neanche si piegava ormai , sembrava impalato.

nel 2014, nel bosco dei salici, vicino al lago, ripresa dai miei figli, ho iniziato a performare una preghiera. non sapevo neanche io quello che facevo in realtà. ero mossa da un bisogno così profondo e deformante che svelava il mio vero volto e il mio vero volto doveva comparire lì. il mio vero volto è fatto da una cosa che si deforma fino a non essere lui, una metamorfizzazione con il luogo, qualcosa di simile. la stessa cosa che ero da bambina. non c’è linguaggio per questo. oltre questa cosa c’è dio. che non c’è.

ho iniziato una preghiera ininterrotta che finalmente mi lasciava senza cultura, senza niente.

ho performato in altri luoghi, sempre parchi, chiese. gli unici posti in cui alla fine io mi sento a casa. dico casa come dico burrone. perché quando rientro nel mio focolare il camino che sento in me è uno strapiombo.

vivo con questo precipizio da sempre, un bosco burrone dentro, non mi sono inventata nulla. sono cresciuta in abruzzo. so quel che dico quando dico lago, montagna , e un dio smembrato negli animali e riunificato dalle radici della luce.

posso dire la mia terra, il mio legame non con i ricordi della malinconia del tempo che mi ha costruito, ma il mio linguaggio in tutte le cose, la mia pietra.

a metà gennaio del 2017 ricevo una messaggio di una persona che conosco poco e che dice “riporta la tua preghiera qui, per favore”. ho sempre pensato che le persone del luogo neanche vedessero la mia opera.

ero in lutto anche io per tutto. completamente annientata dalla mole di orrore del mondo e dall’impotenza dello schiacciamento delle catastrofi. il terremoto l’ho vissuto in prima persona e ci ha spaccato la vita anni fa, so quello che dico quando dico“schiacciamento”.

se qualcuno ti chiede “ritorna” in un posto in cui tu sei presente da sempre,vuol dire che c’è bisogno di qualcosa di manifesto, di stabilire un legame anche legale.

ed è così mi sono sposata.

 

 

il lago prende vita da un fiume, non è un lago naturale, ha uno sbarramento. il fiume che viene fatto ingrossare si chiama Sangro. Sangue. il cuore che dilaga dal fiume per arresto è il lago di barrea, al centro della valle. questo lago ha sempre avuto visibile la grande corrente fluviale che lo segna come una spina dorsale fredda. la diga nella gola delle montagne ne gestisce il midollo. per due volte, questa corrente, nuotando, ha tentato di risucchiarmi tanto da farmi scomparire in lei.

 quando il lago ritira le sue acque, il bosco dei salici emerge dal fango bianco, zampe enormi di radici rosse, un grande animale degli alberi che finalmente diviene manifesto.

un luogo è un luogo ed è un battesimo indelebile. puoi credere o meno in un luogo, ma se vieni da un posto così, se un posto ti genera, sei quel posto.

Un luogo è sempre più potente di un uomo o degli uomini, una crudeltà priva di giudizio, una sensualità mobile tra i linguaggi, la vegetazione che infoltisce anche i peli degli animali, radici nella notte, la povertà. l’incessante manifestazione di una grazia dalle misure imprendibili.

quando è nata la preghiera che si chiama Patientia ed è un movimento lentissimo e deformante, ero pronta a farmi distruggere dal bisogno che il luogo scuote in me. non ho mai avuto paura di essere annientata da bisogni estremi,di fare da soglia. canto è esistenza diceva rilke.in questa prospettiva posso dire che tutto è lirico, cerco la concentrazione di un assorbimento centrale, di una voce centrale. e sempre con le sue parole posso dire che la mia vita è una specie particolare d’amore. e questo è un incesto naturale, perché mi sono sposata con una Persona enorme e io sono anche figlia di questo posto. questo posto mi ha fatto nascere, ha visto le mie competizioni col mio corpo, con gli animali e con l’acqua, la reintegrazione dei tramonti, conosce la mia famiglia, mi ha violentata, amata, e mi ha anche rimessa al mondo, con un muscolo in più, con un pericolo irreversibile così da potergli stare vicino.

Ogni legame nasce da una mancanza, da una debolezza. la vita è un buco nell’universo, come un dio che si inabissa nel suo creato, che non può più tenere le forze che ha messo in campo, un dio stanco che se si piega sulle ginocchia il mondo va fuori magnetismo. pareva essere successo questo in inverno.

cosi mi sono preparata al mattino, con la mia preghiera, questa volta non dentro il bosco ma fuori dal folto degli alberi, di fronte al lago, nera, accanto al luogo che poi avrei attraversato col mio abito bianco. una trasformazione  difficile.

nella vita ho imparato che gli eventi raggirano le aspettative, sprigionano forze selvagge più li isoli. 

non sono una sposa giovane, ho trascinato il vestito nel fango.

il bacio dello sposo è stato deturpante.

© 2019 Tiziana Cera Rosco

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