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ERBARIO DELLA CADUTA NELL'OPPOSTO 

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L’Erbario della caduta nell’opposto fa parte del ciclo di lavoro dedicato a Persefone (clicca qui) e che tiene in grande considerazione la questione della ciclicità del tempo e del mito. 

Persefone, rapita da Ade, che dalla terra la risucchia nel mondo di sotto (il mondo dell’opposto), stabilisce un patto matrimoniale con lei sancito da chicchi di melograno. 

Il melograno diventa il colore primario organico, la tinta madre di queste foglie di ficus, raccolte durante la residenza all’orto botanico di Palermo (clicca qui) e lascate macerare in questo similsangue dalle tinte nostalgiche, come nostalgica è la trama delle foglie così fragile, foglie che raccontano anche la storia degli autunni passati. 

La questione della temporalità stagionale ci riporta al ciclo vitale di cui Persefone era protagonista: infatti la madre Demetra, dea della terra che alla scomparsa di Persefone aveva desertificato col suo dolore tutta la prosperità legata all’agricoltura, alla flora terrestre, ottiene da Zeus la possibilità di rivedere per sei mesi l’anno la figlia e in questi sei mesi, che corrispondono alla primavera e l’estate, la terra riprende la sua gioia per la venuta alla luce della figlia, per poi ricadere in una sorta di spegnimento con il ritorno di Persefone dal marito Ade nel mondo dell’oltretomba. 

Questo erbario nasce proprio dall’idea nella caduta del rientro, quel lasciarsi andare alla dinamica dell’opposto di cui Persefone sembra riuscire a tenere, anche se vulnerabilmente, un equilibrio.

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